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Gavi Musica e Cinema > Premio fotogramma granata dell’anno 2008

Gavi Musica e Cinema

Festival Internazionale "A. F. Lavagnino"


Un festival che ha come tema dominante la valorizzazione e lo studio della musica per film. Intitolato al Maestro Angelo Francesco Lavagnino (Genova 1909-Gavi 1987), compositore di musica colta e musica per il cinema (tra gli altri, per De Sica, Soldati, Comencini, Monicelli, Orson Welles), la manifestazione propone nella bellissima città piemontese e nei comuni circostanti una serie di Master Classes, convegni, dibattiti, concerti, proiezioni, e il Concorso Internazionale di Composizione "Lavagnino Giovani". Dal 2004 è attivo il Video Concorso "Parchi in campo", realizzato con l'obiettivo di promuovere la conoscenza dei territori e delle attività delle popolazioni presenti all'interno delle Aree Protette e degli Ecomusei della Regione Piemonte.

Dal 2004 la Sezione Cinema della manifestazione è curata da La Città del Cinema.

Con il sostegno di:

  • Regione Piemonte
  • Provincia di Alessandria
  • Sopraintendenza per i Beni Ambientali e Archiettonici del Piemonte
  • Tenuta San Pietro
  • Lions Club
  • Consorzio per la tutela del Gavi
  • Associazione Museo Nazionale del Cinema
  • Film Commission Torino Piemonte

Angelo Francesco Lavagnino

Nato a Genova il 22 febbraio 1909, allievo per il violino di A. Fossa e per la composizione di M. Barbieri, R. Bossi e V. Frazzi, si diplomò al Conservatorio di Milano giovanissimo nel 1932. Nel 1939 compose l'opera Malafonte.

Lavorò intensamente alla composizione di musica da camera, sinfonica, sacra e teatrale: è del 1942 l'esecuzione alla Scala di Milano ed in numerose città d'Italia del Concerto in La per violino ed orchestra (con direttori quali Antonio Guarnieri, Willi Ferrero e Carlo Maria Giulini; violinisti Riccardo Brengola, Ferruccio Scaglia, Teddy Ferrero); nel 1951 è rappresentata con successo l'opera in tre atti Malafonte al Teatro Regio di Anversa. Nel 1952 è eseguita a Siena, a Radio Monteceneri Ilversun, la Messa Chigiana per soli, coro misto, orchestra ed organo ordinatagli dal Conte Chigi per l'inaugurazione della porta di bronzo del duomo di Siena. Nello stesso anno, l'allora famoso quintetto Chigiano, eseguì il suo Quintetto per archi e piano in occasione del festival di musica contemporanea di Venezia. La sua attività di compositore si esplicò in un nutrito repertorio di musica sinfonica (Pocket symphony, Le cronache, Volo d'api, ecc.) da camera (trio, quartetto per archi, sonata per violino e pianoforte, sonata per due pianoforti) oltre a molta musica didattica per vari strumenti.

Si accostò al cinema nel 1947 e, per incarico del mecenate Conte Guido Chigi Saracini, iniziò a tenere corsi sperimentali di musica per film all'Accademia Chigiana di Siena, seguiti da numerosi discepoli accorsi da tutto il mondo.

Molto attivo per il cinema, cui si è in sostanza dedicato a partire dagli anni '50, ha elaborato tecniche di composizione piuttosto brillanti, sia per lo strumentale usato sia per la sua personale curiosità nella tecnica della registrazione dei suoni.

Pur avendo musicato per Orson Welles, nel 1950, l'Othello (uso anticonvenzionale di un piccolo organico, nonché di un timbro apparentemente poco shakespeariano come quello dei mandolini), si affermò nel filone dei "films di viaggio", una novità per l'Italia degli anni '50, per i quali dimostrò originale sensibilità ed intuizione, non elaborando i temi folclorici, né adattando manieristicamente gli strumenti appartenenti alle varie culture musicali, ma recuperando in loco le sonorità e usando tutte le possibilità della tecnologia moderna per "costruire un suono".

Il primo titolo "esemplare" di questo periodo della carriera di Lavagnino è Magia verde (1954, di G. Napolitano), dove i paesaggi, le usanze, le cerimonie, le stagioni, le avventure di un viaggio intercontinentale sono sostenute da un'abbondante partitura basata su materiale folclorico originale, registrato dallo stesso compositore nei luoghi delle riprese, ma assorbito e trasformato in un ricco sinfonismo descrittivo. Le stesse caratteristiche si ritrovano in Continente perduto (1955, di Moser, Gras e Craveri, vincitore del "Nastro d'Argento" nel 1955 per la colonna sonora), Tam-Tam Mayumbe (1955, di Napolitano), L'impero del sole (1956, ancora di Gras e Craveri), L'ultimo paradiso (1957, di F. Quilici), La muraglia cinese (1958, di C. Lizzani), Calypso (1959, di F. Rossi e C. Colonna). Siamo, col procedere, alla ripetizione della formula, che si mantiene inalterata anche in film non propriamente esotici, come La grande olimpiade (1961, di R. Marcellini) e Concilio Ecumenico Vaticano II (1962, di A. Petrucci), d'altronde ricchi di musiche sfarzose, misticheggianti, liricizzanti, celebrative. Lavagnino ha lavorato moltissimo su ordinazione, imbastendo commenti anche a film dozzinali, soprattutto affidandosi alla sua tecnica collaudata.

Ma non appena c'è stata l'occasione, ecco lo scatto di una trovata, lo svincolamento in una ricerca non banale, l'adozione di un procedimento originale. Indicativamente, si possono estrarre dalla massa titoli come Un americano a Roma (1955, di Steno: zeppo di ammiccanti citazioni); Un po' di cielo (1956, di G. Moser: il leitmotiv é zufolato); Legend of the Lost (Timbuktu, 1957, di H. Hathaway: su un miraggio si innesta una buona pagina "magica", con note tenute lungamente negli archi e vocalizzi femminili), The Wind Cannot Read (Il vento non sa leggere, 1958, di R. Thomas: a parte gli interventi eccessivamente sentimentali, c'è un buon ricupero di musica indiana in funzione narrativa), Policarpo ufficiale di scrittura (1958, di M. Soldati: teneramente nostalgico nei confronti della "belle-epoque" italiana), Ferdinando I re di Napoli (1959, di G. Franciolini: commento tagliato come se il film fosse un'opera buffa), Jovanka e le altre (1960, di M. Ritt: ha pagine robuste e sanguigne), Che gioia vivere (1960, di R. Clement: strumentazione brillante ed episodi comicamente contrappuntistici), I briganti italiani (1960, di M. Camerini: perfetta "ouverture" dalla spavalda virilità), Madame Sans-Gêne (idem, 1961; di Christian-Jaque: anche questa trattata da opera buffa), Campanadas de medianoche (Falstaff, 1966, di O. Welles: scrupolosa ricostruzione di musiche antiche e rifacimento di altre), nonché i film africani dei fratelli Castiglione.

Lavagnino ebbe molti interessi oltre la musica. Scrisse un racconto sui pirati, collezionò antichità, libri e medaglie vaticane, amò viaggiare, fu un abile fotografo e trascorse molto tempo con la sua famiglia. Morì a Gavi il 21 agosto 1987.

(libera citazione da uno scritto di Ermanno Comuzio)


NOTE SULLA CITTÀ DI GAVI

Coloro che giungono a Gavi, anche per una gita di poche ore, possono visitare monumenti ricchi di storia millenaria come il Forte, che domina l'abitato, il Portino, la Chiesa Parrocchiale di San Giacomo, gli oratori e molti edifici e reperti archeologici che testimoniano la grandezza e lo splendore che furono di questo antico borgo.

È d'obbligo poi raggiungere il centro della cittadina per visitare i numerosi negozi e le botteghe artigiane, nonché gustare le specialità enogastronomiche, come gli amaretti, i ravioli (si dice siano stati inventati proprio qui) e l'immancabile "Gavi", il famoso delicato e ottimo vino bianco che della città porta il nome.

Il forte di Gavi
Note storiche certe sul Castello di Gavi si hanno verso l’anno Mille. Gavi si trovò spesso al centro di dispute e di alleanze, godendo di un periodo sereno solo durante il dominio dell’imperatore di Svezia Federico I, noto come Federico Barbarossa, legato da parentela ed amicizia ai marchesi di Gavi ed in possesso di una torre sul Castello in cui soggiornò più volte.
Il 16 settembre 1202 con atto ufficiale, passarono ai Genovesi il borgo, il castello e la curia, composta da Tassarolo, Pasturana, Montaldo (Rigoroso), Amelio, Croce e Gottorba, e tutto il loro territorio. Da allora le vicende di Gavi e del suo Forte sono strettamente collegate a quelle della Repubblica di Genova.

Negli anni 1626–1629 il Castello di Gavi assume vero e proprio carattere di fortezza, a seguito dei lavori di ampliamento progettati e diretti da fra Vincenzo di Fiorenzuola. In seguito al trattato stipulato tra Francia, Austria ed Inghilterra, nel 1814, la repubblica di Genova fu soppressa ed il suo territorio fu trasferito sotto il dominio del Re di Sardegna Vittorio Emanuele I. Da allora il Forte venne abbandonato e disarmato con decreto del 12 novembre 1854.

La sopraintendenza per i beni ambientali ed architettonici, che l'ebbe in consegna dal 1946, ha intrapreso opere di restauro sul forte fin dal 1978, riportando alla luce cannoniere, fuciliere, bastioni nascosti, realizzando il restauro di circa 11.000 mq di paramento murario e 1.100 m di coronamenti, creando una sala convegni per 200 persone , sale espositive e per mostre, biglietteria e servizi , recuperando gli edifici e i piazzali nel loro complesso.

Festival Internazionale "A. F. Lavagnino"


DIREZIONE ARTISTICA
Steve Della Casa
Domenico Gargale
Vittorio Sclaverani

SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
Paola Mottura
Eloise Liguoro
Gizia Picculla
Roberto Dellacasa
Eraldo Ansaldi

MASTER CLASS “STOP-E/MOTION”
Matteo Pollone

WORKSHOP “CINEMA E CUCINA”
Anna Maria Rivera

UFFICIO STAMPA
Giulia Gaiato
press@cittadelcinema.it
346 5606493

INFO - La Città del Cinema
Via San Dalmazzo 24 – 10122 Torino
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Il Festival Internazionale A.F. Lavagnino proseguirà in autunno con la Sezione Musica diretta da Luciano Girardengo in collaborazione con l’Orchestra Classica di Alessandria.